Fondo Verri

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accoglie l'eredita' e l'operativita' del maestro di scrittura e di vita Antonio Leonardo Verri.

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martedì, 29 novembre 2005

I poeti che scegliamo:

Monica Maggiore

“mi scompare il viso e non mi vedo

gli occhi, gli occhi, i miei occhi

anche la vista si è abbassata

ho frugato nelle tasche

assorbito…

l’isola vasta e sabbie mobili

e la lama che va dai piedi al cuore

amplificati i sensi e il controllo.

Che impresa è questa?

Quale prova?

Esasperare…

fino a morirne l’anima non curata

Cerco e cerco risposte

e non verranno ora.

Mi aggrappo ai rami buoni

rigida mi sono trovata nelle parole

sono arrendevole e docile,

stanca

sono stanca di me

del gioco tuo

della mia debolezza

di circoli viziosi

e quotidiane dinamiche

che tolgono passi,

respiro,

stanca del pensiero

che non mi fa ESSERE

ricompongo il grande puzzle

tendo  le braccia … 

…Non so che farmene del corpo mio…”


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Stagione 2005 2006 / Presidi del libro _ Lecce

Associazione Culturale Fondo Verri

Sabato 3 dicembre 2005 ore 18.30

Giovanni Invitto e Mauro Marino presentano

Diecimila e cento giorni (Besa Editrice) di Claudio Martini

I Diecimila e cento giorni, che Claudio Martini ci racconta in questo suo primo romanzo edito da Besa, sono i ventisette anni compresi tra il 1997 e il 2004. Storie che si intersecano, percorsi che hanno sfondi ed ambientazioni differenti, nostalgie e ingombranti memorie, mondi, odori, climi. La dannazione del presente e l’affanno della vita, in comune; il non sapere e sempre il desiderio, la speranza del cambiamento a segnare un orizzonte privato e collettivo. Il Perù, il Nicaragua, il Messico, la tragedia del Kossovo e Bologna con il suo ‘settantasette’. Luoghi in bilico traversati con l’affanno di una generazione che ha vissuto la sua ‘utopia’ stretta fra due buoni movimenti (il ’68, ormai stabilmente entrato a far parte dell’immaginario collettivo e il successivo ’85 della Pantera , realista, disincantato, “ragionevole”). ‘Quelli del ‘77’ destinati a subire la più completa e radicale rimozione. L’oblio, o al massimo il ruolo di preambolo degli “anni di piombo“ – è questa la massima concessione che la storiografia ufficiale (cioè la storiografia dei vincitori ) sia disposta a fare al ’77 e con esso, a tutti gli anni settanta. Ripensare a quegli anni e come avventurarsi per un cammino scomodo e difficile, gli umori sbiadiscono, nella deriva ‘suicidaria’ del terrorismo e dell’eroina, dell’inquieto vivere, della ricerca spasmodica di un senso nell’appiattimento flou degli anni ottanta verso il trionfo del Mercato.

Claudio Martini è nato a Taranto nel 1954. Nel 1956 la sua famiglia si trasferisce a Torino sua città di formazione e di vita. Dal 1993 è dirigente psicologo nella ASL n°3 presso l’Unità Operativa Autonoma Tossicodipendenze. A lungo ha lavorato in America Latina. Autore e saggista impegnato nel campo della ricerca sociale e dei movimenti di alternativa alla psichiatria, ha pubblicato la raccolta di racconti Sguardi (2004).


postato da: mmmotus alle ore 09:19 | link | commenti
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sabato, 26 novembre 2005

Fondo Verri

Due libri

Sabato 3 dicembre 2005

ore 18.30 Giovanni Invitto e Mauro Marino presentano

Diecimila e cento giorni (Besa Editrice) di Claudio Martini

ore 20.30 Maurizio Nocera presenta

Manlio Dinucci autore di Escalation

Anatomia della guerra infinita  (DeriveApprodi)


postato da: mmmotus alle ore 09:38 | link | commenti
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I poeti che scegliamo:

è uscito

La porta degli inverni d'oriente

di Francesco Rizzo (Il Filo - Roma)

V

Se mi parlerai del Tempo

ti ascolterò in silenzio

accarezzando le tue stigmate

se mi chiamerai per nome

avrò una stella alpina da donarti

ed un vaso cinese

per lo splendore delle Altezze

VI

Noi dall' impetuoso Essere

ne usciamo rarefatti e sconfitti

la febbre alleggerì i campi di grano e i vigneti

le pietre della chiesa tremavano

alla lettura di un' apocalisse

ed ogni cosa animata si riempì d'incenso.


postato da: mmmotus alle ore 09:09 | link | commenti
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venerdì, 25 novembre 2005

tina modotti

La Poesia

La poesia ci toglie dall’ubriacatura di noi! Ci sorprende ragionevoli nel dipanare emozioni, la causa d’una ferita, di un male, di un amore che toglie il respiro, nell’amaro reale dove amicizia e natura non trovano quiete se non nel ricordo di mani che si cercano, si cercano… ?, si cercano…! oramai non sperate.

La poesia come atto necessario che  toglie dal qualunque sentire ed immerge nel sono: l’ Io Sono.

Nell’Io solo, nel musicale dialogo in ascolto della vita, del suo venire!

Rinnovarsi se vogliamo, mutarci se vogliamo, oltre ogni inesausto mormorare, ingombro di passioni irrisolte, magnifiche e crudeli.

Se disposti al cambiamento disilluso e cosciente la poesia ci porta nello scavalco del limite, nel poter guardare sempre più oltre l’angusto del nostro, in sintonie che potranno farsi interpreti del mondo, del suo pulsare vivo, del suo sacro destino di mondo.

Questo, credo sia, il compito di chi poeta vuol essere, scavalcare il limite dell’io, per dare a quell’io la forza di farsi mondo.

La scrittura è densa di te, sorprende la forza, la capacità di trasformare in verso andamenti colloquiali, lettere prose, sempre traversate dal suono, dal ritmo, da un incantamento poetico. Confesso e dico, fragile vengo al dire…

Un danno si percepisce, uno strappo, una ferita anche, l’amore, l’amore, l’amore…

Com’è vasto, quanto è largo, quanto fermo, quanto motore di cambiamento, di energia di stupore… ? Interrogarsi… e tu sei edera, e hai radici capaci d’innalzarsi, d’essere in vetta e da li sapere nutrimento e occasioni alle parole, alle parole che ti sento dire mentre giri per casa quasi nuda, mentre accogli, mentre vorresti, vorresti e poi no… ah!

Quel palpito, un respiro… finalmente la poesia.

Penso che sia interessante stare a guardare adesso, tenere l’ascolto e nel tentativo aprire,

aprire occhi e sentire e al computer centellinare i file…  

MM


postato da: mmmotus alle ore 11:30 | link | commenti (1)
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mercoledì, 23 novembre 2005

I poeti che scegliamo:

Irene Leo

Non c'è un argomento

Vorrei parlarti,

ma un argomento non c'è.

Un sovraccarico di pensieri

che si annullano vicendevolmente

affolla la mia mente.

Muta e silenziosa,

mi avvicino,

avanzo nei pressi del cuore,

senza proferire verbo,

senza distogliere gli occhi da te.

Ma questo silenzio imperante

brucia più di mille discorsi.

Eloquenti i respiri nervosi,

ed i gesti improvvisi

liberamente conseguenziali

a cadenzati sguardi fissi

bagnati da follia e istinto.

Un momento ed i giochi

cambiano per sempre,

stringi forte la mia mano,

accenni un sorriso,

e poi vai via.

Ma siamo una cosa sola.

Io ti ho, anche se non ci sei più,

anime impigliate nei rovi dei sentimenti,

assenti nella concretezza,

ma fugacemente vicine,

tanto che il tuo ultimo respiro notturno m'appartine

ed il primo mio pensiero del giorno

è tuo soltanto.


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martedì, 22 novembre 2005

I poeti che scegliamo:

Gioia Perrone

VERSI AD ILARIA

rossa amica,
amica rossa

stagliata come i soli sulle autostrade
al terzo giorno di tramontana
o torta in fuggire
come ulivo orchestrante
o linea di fronte
a fare una culla di stupore
e fuochi per le notti degli occhi

rossa,
amica rossa

schiocco del tacco flamenco
e poi circo di Russia
di russia per sempre
rametti a nido
a giaciglio
per tuo tremulo volo
di gazza.


e...

di sera, rosso si spera il buon tempo


postato da: mmmotus alle ore 08:33 | link | commenti (1)
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