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sabato, 30 maggio 2009

Fondo Verri

Presidio del libro di Lecce

Regione Puglia Assessorato al Mediterraneo

 

A Maggio le rose, i libri, i segni, la musica

7 / 31 maggio 2009

 

 

 

Domenica 31 maggio dalle ore 20.30

La poesia e i poeti. Voci di donne

 

Irene Leo legge dal suo “Sudapest” edito nei Poet/bar di Besa

Angela Agrusti   Il diario dell’anima”, edizioni Giuseppe Laterza di Bari.

Ilaria Solazzo legge dal suo “Gocce nel deserto” edizioni Mancarella

Rita Rucco legge dal suo “Sensi di Versi” edizioni il Filo

 

"Il sapore dell'alba. Credo che questo debba essere il primo sapore che va dal cuore alle labbra,di chi La guarda per la prima volta a medesima altezza di cuore, e morde feroce il bello ed il buono, con fame d'aria."
(Irene Leo-Sudapest)

 

La poesia delle donne abita il Salento. Le voci si son fatte mature, tolta la soggezione del lavoro, della “ragnatela” e del ragno la poesia è sgorgata, e venuta con il canto a dominare la scena.

Quella di Irene Leo “è una dimensione nervosa, vacillante, imprevedibile. Un'altena di spine e orizzonti nel nostro Sud, o forse di tutti i luoghi del cuore, dei Sud del mondo che diventano in una sorta di trasfigurazione unitaria, "SUDapest". Le generazioni coinvolte si annodano ad un destino che è sempre in continua sfida, ed ha una gittata a lungo termine. E' la storia di un viaggio, di un ritorno, della poesia che abita l'assenza, diventa il tutto, dell'alito di misterioso vento che smuove le piccole cose terrene, presagio di resurrezione imminente nel cerchio consapevole del tempo.

 


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Irene Leo

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giovedì, 28 maggio 2009

Fondo Verri

Presidio del libro di Lecce

 

A Maggio le rose, i libri, i segni, la musica

Don Fefè 2Fondo Verri
Presidio del libro di Lecce

A Maggio le rose, i libri, i segni, la musica
7 / 31 maggio 2009

9° appuntamento
Venerdì 29 maggio, dalle ore 20.30
Le narrazioni di Giuse Alemanno e il Primitivo di Manduria


Giuse Alemanno racconta il suo “Le vicende notevoli di Don Fefè, nobile sciupafemmine grandissimo figlio di mammaggiusta, e del suo fidato servitore Ciccillo” edito per i libri di Icaro
intervengono Mauro Marino, Antonio Errico e Piero Rapanà.
Con Alemanno, Ciccillo e Don Fefè protagonista della serata sarà il Primitivo di Manduria offerto dalla “Casa del Primitivo di Manduria s.a.s.” di Michela Fiorillo e Figli, la degustazione sarà guidata dalla sommelier Luisa Quarto (A.I.S.).

Giuse Alemanno è nato a Copertino, vive ed opera a Manduria. In “Le vicende notevoli di Don Fefè, nobile sciupafemmine grandissimo figlio di mammaggiusta, e del suo fidato servitore Ciccillo” edito per i libri di Icaro c’è una nuova lingua, suona di dialetto. Inventata, come il cosmo che racconta. Un titolo lungo, con un sapore fortemente e volutamente retrò. C’è il cinema che disegna, nel pensiero dell’autore, la figura di Don Fefè, “cuor contento e panza piena”. Don Felice, il nome vero, nobile di Cipièrnola, incontrastato padrone di Palazzo Rizzo Torregiani Cìmboli, in un Sud dove in corpo scorre il rosso intenso del Primitivo e l’indolenza meridiana delle voglie.
L’inizio di una saga che potrebbe avere come interprete il Mastroianni di “Divorzio all’italiana”. Impomatato, con la retina a tenere i capelli ed il baffo in tiro. Con gli occhi semichiusi, il lungo bocchino e le voglie mai dome.


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martedì, 19 maggio 2009

Fondo Verri
Presidio del libro di Lecce
A Maggio le rose, i libri, i segni, la musica
7 / 31 maggio 2009

Litoranea salentina















7° appuntamento
Venerdì 22 dalle ore 20.30
Lino Angiuli
presenta “Puglia in versi. I luoghi della poesia, la poesia dei luoghi” edito da Gelso
Rosso, intervengono Maurizio Nocera, Antonio Errico, Pierluigi Mele, Piero Rapanà.
a seguire “Da qualche parte Sandra” con Claudio Prima, Emanuele Coluccia e Sandra Caiulo

Puglia, una e trina, costruita di Parole. Di sospensioni, di vertigini che salgono le cime dei campanili e caracollano nell'infinito della polvere di tufo. Che sanno il soffoco della pianura, la carezza e l'abbaglio del mare. Una Puglia cruda, amara dove “La migrazione del tempo collima con un canto sfibrato, l'aria è irrespirabile, (e) si va verso un futuro di privazione” così la leggiamo nell'Abbecedario dei migranti di Vittorino Curci dove Gamal “ha conosciuto una tristezza nuova”. Una Puglia una e trina, mai scontata, mai prigioniera di cartoline o dei doveri del marketing territoriale. La Puglia dei poeti, di chi, nell'essenza sa, la necessità del canto!
Molti i nomi. Quelli a noi più vicini: Vittore Fiore, i due Vittorio: Bodini e Pagano, Girolamo Comi, Aldo Bello, Maurizio Nocera, Antonio Errico, Pierluigi Mele.


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categorie: stagione 2009
venerdì, 15 maggio 2009

A Maggio le rose, i libri, i segni, la musica

7 / 31 maggio 2009

 

6° appuntamento

Sabato 16 dalle ore 20.30

Vito Bruno racconta il suo “Il ragazzo che credeva in Dio”, edito da Fazi, interviene Mauro Marino

a seguire Gianluca Longo, concerto di mandole per “Il mandolino storie di uomini e suoni nel Salento”.

 

 

 

Sabato 16 dalle ore 20.30 lo scrittore Vito Bruno racconta il suo “Il ragazzo che credeva in Dio”, edito da Fazi, interviene Mauro Marino. Il libro racconta il viaggio di Carmine tra i gironi di una città allo sbando, nel disperato tentativo di sottrarre Alena al suo destino e di ritrovare un senso alla propria vita. Un romanzo in forma di indagine-confessione sull'azzardo della fede, sullo smarrimento, sull'amore, sulle ragioni della speranza. Attorno, un coro di personaggi alle prese con la quotidiana lotta per la sopravvivenza in una Taranto torrida e inquinata: Pietro, operaio al siderurgico con il padre malato di cancro; Nino, adolescente di buona famiglia adescato dalla malavita locale; Cataldo, figlio di un povero pescatore con il sogno del pallone come riscatto sociale; Sandra, ex compagna di scuola nonché primo e unico amore di Carmine.

Da Vito Bruno finalista al Premio Campiello 2000, editorialista del Corriere del Mezzogiorno, un romanzo che ricostruisce la delicata psicologia dell'uomo di fede contemporaneo, costretto a confrontarsi con una realtà spesso troppo dura e difficilmente giustificabile anche dal punto di vista religioso.

A seguire il concerto di mandole di Gianluca Longo, per “Il mandolino storie di uomini e suoni nel Salento”. Con un ritmo incalzante e una scrittura limpida ed evocativa. Longo è musicista e musicoterapista, suona il mandolino, il mandoloncello, la mandola, la cetra corsa, la chitarra classica, la chitarra battente e il tamburello a cornice. La passione per le sonorità tradizionali della sua terra nasce grazie ai continui stimoli ricevuti dalla famiglia e dalle persone anziane a lui vicine. La madre è poetessa e cantrice di canti e "cunti" tipici della tradizione; il nonno, noto barbiere-mandolinista del paese, trasmette al nipote la tecnica e la passione per il mandolino. Da questo nasce la ricerca e il libro “Il mandolino storie di uomini e suoni nel Salento”.

 

Iniziativa promossa dalla Regione Puglia  Assessorato al Mediterraneo con I Presidi del Libro

 

Per info.fondoverri@tiscali.it telefax 0832304522

 

 


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domenica, 10 maggio 2009

Marthia Carrozzo


4° appuntamento

Domenica 10 dalle ore 20.30 Marthia Carrozzo legge dal suo “Pelle alla pelle. Dimore di mare e solo sensi raccolta edita da Lieto Colle con Margherita Macrì

musiche di Claudio Prima e Emanuele Coluccia

 

 

Quarto appuntamento della rassegna di maggio del Fondo Verri, presidio del libro di Lecce, domenica, dalle ore 20.30 con Marthia Carrozzo che legge dal “Pelle alla pelle e da “Dimore di mare e solo sensi” raccolta edita da Lieto Colle con lei  Margherita Macrì per le musiche di Claudio Prima ed Emanuele Coluccia. Poesia voce, poesia corpo, poesia respiro, è quella di Marthia Carrozzo. Scrive Stefano Donno di “Dimore di mare e solo sensi”: “E’ un canto sottile, ammaliante, dolcissimo a volte, altre forte come un’onda impetuosa di mare, o come il nostro vento di tramontana, che sa raccogliere in grembo colori, odori, umori, amori, in un modo che il suo vissuto diventi tracciato biografico di un sentire universale, sublimandosi in un’estasi per versi dove la Poesia, e in questo caso dandole la P maiuscola la connotiamo in tutta la sua sacralità, trova la sua dimora più consona, ideale per far fiorire in più di qualche occasione una prosa poetica delicatissima, dove oggetti, eventi, sensazioni, il narrare stesso non sono solo narcisismo della parola, ma ricerca di verità, continui resoconti del proprio vissuto, per poi divenire pausa e silenzio, trampolino di slanci per gettarsi nel mondo, viverlo, gustarlo. Tracciati di pelle e gola, e sudore, riempiono le pagine di Pelle alla pelle, perennemente in bilico tra il senso dell’oblio e la ricerca di un’identità corporea, sciolta e ricomposta incessantemente dalla parola, quasi in un’estasi orgasmica che brucia i ricordi, gli attimi, i non-detti…”


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categorie: stagione 2009
venerdì, 08 maggio 2009

Un

















3° appuntamento
Sabato 9, dalle ore 19.30,
“Ventagli nell'aria” di Mimma Sambati

Il programma da “A Maggio le rose, i libri, i segni, la musica” continua Sabato 9, dalle ore 19.30, al Fondo Verri con il vernissage della mostra “Ventagli nell'aria” di Mimma Sambati (che rimarrà in allestimento sino a domenica 17).

La pittura è pittura quando tocca al vero, quando graffia e mischia e fa la lotta con la tela, con la superficie dell'accoglimento poetico, con il contemplare. La pittura è pittura quando non vuole sedurre il reale, ma quando lo tradisce nell'inquieto del divenire del farsi del colore, del tempo che sedimenta. Quella di Mimma Sambati è pittura. Pittura vera!

Scrive di lei, Vito Antonio Conte: “Avevo conosciuto Mimma (Sambati) in un'altra vita. Altri tempi per tutti. Per me ch'ero altrove, per motivi universitari e per lei che viveva alcuni grandi amori, tra cui quello per la pittura e, più in generale, per l'arte. Quest'ultimo vissuto appieno per la fortuna che ha avuto di conoscere Antonio Verri, condividendone passaggi d'esistenza. Il primo perchè, mentre muoveva i primi passi presso la locale Accademia d'Arte, ha vissuto il fulgore dirompente e l'esilio liquido, fatto di mare e di vino portoghese (ma non solo), del vichingo leccese Edoardo (De Candia)”. Come per la sua poesia - l'esordio poetico di “Ho costruito un castello di pioggia” lo firma con il nome di Genny Meraviglia – anche la pittura è traversata da una sensibilità che accoglie il “femminile” la particolarità di quel sentire coniugandolo al di là dell’essere donna, come valore, modo, filtro alla vita utile alla vita stessa con le derive, le malinconie, le mancanze. Valori tutti di differenza, di un'altra Storia, di un altro esserci.



postato da: mmmotus alle ore 12:07 | link | commenti
categorie: stagione 2009